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	<title>ilViaggio.it</title>
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		<title>Un week-end di fine aprile nel Salento</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Mar 2012 11:01:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EnricoNuzzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Puglia]]></category>

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		<description><![CDATA[{lang: 'it'}Sono qui a raccontare un breve viaggio in Puglia, e precisamente nella Puglia Salentina, intrapreso in un week-end dello scorso mese di aprile. Assieme alla mia famiglia infatti, ero stato invitato ad un matrimonio al Petraria Green Village di Cannole, il paese divenuto famoso per la ormai nota Sagra della Municeddha, una festa popolare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left: 0px;"><g:plusone size="tall" callback="plusone_vote" count="1" href="http://racconti.ilviaggio.it/un-week-end-di-fine-aprile-nel-salento/">{lang: 'it'}</g:plusone></div><p>Sono qui a raccontare un breve viaggio in Puglia, e precisamente nella Puglia Salentina, intrapreso in un week-end dello scorso mese di aprile. Assieme alla mia famiglia infatti, ero stato invitato ad un matrimonio al Petraria Green Village di Cannole, il paese divenuto famoso per la ormai nota Sagra della Municeddha, una festa popolare in cui si degustano prodotti tipici del Salento, tra cui appunto le <span id="more-376"></span>lumache (denominate municeddhe) e negramaro, il tutto accompagnato dal ritmo della pizzica, danza e musica folkloristica tipica salentina.</p>
<p>Devo dire che già la location in cui si è svolto il matrimonio è stato davvero gradevole. Questa struttura infatti nasce a Cannole all’interno del <strong>Parco Naturale di Torcito</strong>, un’area verde di oltre 200 ettari che vanta tra l’altro esemplari faunistici unici al mondo.</p>
<p>Tuttavia tutto questo non poteva bastarmi. Sapevo benissimo che non era questo tutto ciò che potevo ammirare nella “Terra dei 2 Mari”, e così, avendo ancora un giorno a disposizione ho deciso di intraprendere un giro panoramico per vedere il mare e ho proseguito verso <strong>Otranto</strong> che da Cannole dista appena 5 Km.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://img11.imageshack.us/img11/3945/lacampagnedelsalento.jpg" alt="" width="519" height="389" /></p>
<p>La cosa che più mi ha colpito durante il tragitto sono stati queste enormi distese di verde, che nel mese di marzo si colorano in modo davvero molto vivace. Le campagne salentine, già note per il verde dei propri ulivi, molto spesso si caratterizzano in questo mese dell’anno per i papaveri che crescono spontanei ai piedi dell’ulivo e che molto spesso formano un mantello rosso.</p>
<p>Dal punto di vista personale ho apprezzato molto il fatto che non vi fosse il caos e l’affollamento tipico del periodo di agosto e questo dimostra il fatto che è possibile trascorrere nel <a title="salento vacanze" href="http://www.salentobooking.net">Salento vacanze</a> piacevoli anche per periodi relativamente brevi, come un week-end. Tra l’altro il clima sempre mite e il sole quasi sempre presente, rendono questa zona molto godibile per gran parte dell’anno.</p>
<p>Arrivato a Otranto non è stato difficile trovare parcheggio vicino al centro di Otranto, e appena sceso dalla macchina la primissima sensazione piacevole che ho avuto è stato il profumo intenso del mare (e per chi lo ama come me, è davvero difficile descrivere cosa si prova).</p>
<p>La particolarità di questa cittadina è che il centro del paese, la villa comunale, è affacciata sulla spiaggia, da cui dista meno di 10 metri. Inoltre percorrendo le stradine strette e tortuose che caratterizzano il centro storico, si sale su fin sopra ai bastioni, in un punto panoramico particolarmente spettacolare perché permette di ammirare lo splendido Castello Aragonese costruito nel XV secolo dagli spagnoli per proteggere la città dalle incursioni dei Turchi.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://img99.imageshack.us/img99/1769/otrantofotodaibastioni6.jpg" alt="" width="500" height="376" /></p>
<p>Inoltre, essendo questo uno dei punti più alti che sovrastano il mare, si può contemplare in tutto il suo splendore la magnifica baia di Otranto e il colore delle sue acque, che variano molto a seconda dei punti, ma che di sicuro diventa trasparente nei primi metri di distanza dal bagnasciuga.</p>
<p>Un altro fatto molto strano che mi ha colpito abbastanza è stato il fatto che nonostante fossimo solo nel mese di marzo e che il turismo in questo periodo sia molto meno fiorente rispetto al periodo che va da giugno a settembre, vi fossero molte botteghe artigiane del centro storico aperte e anche molti ristoranti, e così verso pranzo decidemmo di fermarci a mangiare all’ Acmè Pascià, un ristorantino a base di pesce ,affacciato sul mare, che guarda caso prende il nome da un condottiero turco.</p>
<p>Subito dopo il caffè, preso in uno dei bar della villa comunale, seduti sulle poltroncine e baciati dal tiepido sole, decidiamo di continuare il nostro giro lungo la litoranea.</p>
<p>Proseguendo in direzione dei <strong>laghi Alimini</strong>, quasi 10 chilometri di incantevoli spiagge, a ridosso delle quali si stagliano fitte pinete che nei mesi d’estate sono certo che regaleranno una piacevolissima frescura, capiamo perfettamente per quale motivo la formula “<a title="villaggi salento" href="http://www.salentobooking.net/villaggi-turistici-salento">villaggi Salento</a>” è la più scelta dai turisti che trascorrono le proprie vacanze qui. Sono numerosi infatti hotel e villaggi turistici direttamente affacciati sul mare, attrezzati e abbastanza curati anche esteticamente che costellano queste zone, pur non alterando la natura del luogo.</p>
<p>Terminato il giro perlustrativo di questa zona, che sinceramente ci ha lasciati appagati, decidiamo di dirigerci verso il faro di Punta Palascìa, il punto più a est d’Italia, dove il sole sorge sempre per prima.</p>
<p><img src="http://img831.imageshack.us/img831/984/47064235534a0d5862a1.jpg" alt="" width="500" height="375" /></p>
<p>La strada litoranea che porta ad essa è stretta e aggiungerei anche pericolosa, spesso percorsa da numerosi centauri in moto, ma permette di ammirare un mare cristallino come pochi in Italia. Qui però la costa cessa di essere sabbiosa e cede il posto a robuste scogliere.</p>
<p><strong>Il faro di Punta Palascìa</strong>, che ormai dovrebbe essere divenuto un museo impone quasi un religioso silenzio, il tempo di scattare qualche foto (da lì inoltre si può benissimo ammirare l’<strong>Orte</strong>) e di pensare al rammarico di non aver più abbastanza tempo per proseguire il viaggio alla scoperta del Salento.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://img856.imageshack.us/img856/8193/473907849950eb74ed65.jpg" alt="" width="500" height="375" /></p>
<p>Rimane solo la sera infatti e l’indomani mattina è già tempo di tornare alla fredda vita di tutti i giorni in città.</p>
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		<title>CARAIBI! MA DOVE?</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Mar 2012 15:35:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>meme</dc:creator>
				<category><![CDATA[Caraibi]]></category>

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		<description><![CDATA[{lang: 'it'}Quest&#8217;inverno io e il mio ragazzo  abbiamo deciso di regalarci  una vacanza ai Caraibi .  Avendo purtroppo poco tempo la nostra scelta è stato un  soggiorno su una sola isola ma che offrisse qualcosa di più delle spiaggie bianche e  mare turchese;  Saint Lucia ci è sembrata l&#8217;ideale. E non ci ha deluso! Tramite internet abbiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left: 0px;"><g:plusone size="tall" callback="plusone_vote" count="1" href="http://racconti.ilviaggio.it/caraibi-ma-dove/">{lang: 'it'}</g:plusone></div><p>Quest&#8217;inverno io e il mio ragazzo  abbiamo deciso di regalarci  una vacanza ai Caraibi .  Avendo purtroppo poco tempo la nostra scelta è stato un  soggiorno su una sola isola ma che offrisse qualcosa di più delle spiaggie bianche e  mare turchese;  Saint Lucia ci è sembrata l&#8217;ideale. E non ci ha deluso!</p>
<p>Tramite internet abbiamo trovato una guesthouse a Rodney Bay, a nord dell&#8217;isola nella zona più turistica (ma non troppo).  Dopo le escursioni giornaliere è il posto migliore dove scegliere ogni sera un ristorante  di cucina diversa e tutti di ottimo livello, ascoltare live-music o fare molto tardi all&#8217;intramontabile &#8220;Delirious&#8221;. La  Marina internazionale di Rodney Bay è fucina di personaggi di ogni tipo provenienti da ogni parte del mondo e questa è stata secondo noi una grande attrattiva: su una piccola isola puoi incontrare il mondo intero.</p>
<p>Ma torniamo alle nostre escursioni; abbiamo fatto di tutto:  gite in barca, trekking nella foresta pluviale, kilometri di fuoristrada per raggiungere la favolosa spiaggia di Grande Anse, bagni nelle acque sulfuree, scalata ai Pitons. Di quest&#8217;ultima vorrei fare una menzione particolare perchè è veramente uno di quei posti di cui ti ricorderai per tutta la vita: i Pitons sono due vulcani spenti a picco sul mare e chiudono a sud una  baia profonda. Fin dall&#8217;inizio del percorso entri in un mondo per noi immaginario, cespugli di caffè, alberi di cacao e poi sempre più su e allora solo verde, sotto di te verde infinito, persino il mare è verde. Senza fiato (letteralmente).</p>
<p>Mi ci è voluto un attimo per tornare alla tastiera&#8230;.per finire un elogio particolare alla nostra italian guesthouse &#8211; <a href="http://www.compagnianaviganti.com/">www.compagnianaviganti.com</a> &#8211;  che come unico difetto ha che è talmente accogliente che ti vien voglia di rimanerci giorni interi invece di partire alla scoperta dell&#8217;isola.</p>
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		<title>Lampedusa da sogno!</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Sep 2011 09:07:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcoga</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lampedusa]]></category>
		<category><![CDATA[eledofe]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>

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		<description><![CDATA[{lang: 'it'}Ciao Viaggiatori! Questo è il mio primo post che scrivo, spero vi sia utile per un vostro viaggio futuro e per arricchire la vostra rubrica! La mia azienda qualche tempo fa mi ha regalato una card Eledofe come premio produzione che mi dava la possibilità di scegliere tra più viaggi a prezzi davvero bassi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left: 0px;"><g:plusone size="tall" callback="plusone_vote" count="1" href="http://racconti.ilviaggio.it/lampedusa-da-sogno/">{lang: 'it'}</g:plusone></div><p><em>Ciao Viaggiatori!<br />
Questo è il mio primo post che scrivo, spero vi sia utile per un vostro viaggio futuro e per arricchire la vostra rubrica!</em></p>
<p>La mia azienda qualche tempo fa mi ha regalato una card Eledofe come premio produzione che mi dava la possibilità di scegliere tra più viaggi a prezzi davvero bassi, tanto che all&#8217;inizio ero abbastanza dubbioso sulla reale qualità del pacchetto offerto.</p>
<p>Quest&#8217;estate io e la mia ragazza abbiamo usufruito di uno di questi viaggi, organizzati appunto dal tour operator Eledofe e abbiamo deciso di passare otto giorni nella splendida località di Cala Calandra alloggiando all&#8217;hotel Oasi di Casablanca, al prezzo di 1425 euro in due.<br />
Tutto quello che posso dire è che non poteva essere una vacanza migliore!!!<br />
Le informazioni che il tour operator ci aveva fornito alla partenza si sono rivelate tutte reali se non oltre ogni nostra più rosea aspettativa.</p>
<p>Il nostro alloggio, più che un Hotel, sembrava una villa dal sapore africano immersa in un&#8217;oasi di pace e natura, gestito da un personale assolutamente qualificato ed attento ad ogni nostra più piccola esigenza.<br />
Il cibo,molto buono e per fortuna legato alla tradizione locale : colazioni con ricchi buffet e abbondanti cene a base di pesce seguendo appunto, la tradizione siciliana e lampedusana.</p>
<p>La nostra posizione si è dimostrata essere molto comoda : poco più di un chilometro dal centro della suggestiva Lampedusa e a solo 400 metri dal mare, nello specifico da Marina di Cala Creta che offre un mare molto pulito e la possibilità di usufruire di una scogliera super attrezzata, ahimè a pagamento. </p>
<p>Un soggiorno che mi sento di consigliare a tutte le coppie che amano il bel mare, i paesaggi romantici mozzafiato, e il confort. <em>Praticamente una vacanza che mi sento di consigliare a tutti!!! </em></p>
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		<title>Le Ali del Vento. il volo in mongolfiera in Cappadocia &#8211; Turchia</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 10:21:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elenaven</dc:creator>
				<category><![CDATA[Turchia]]></category>

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		<description><![CDATA[{lang: 'it'}Inizia tutto all&#8217;alba con una veloce colazione allestita in un pic nic tra le splendide valli della Cappadocia&#8230; una delle più belle esperienze della nostra vita. Accanto all’adrenalina del pensiero del volo, la meraviglia si svela ai nostri occhi, quando le rocce e le pareti delle valli cambiano i loro colori seguendo il ritmo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left: 0px;"><g:plusone size="tall" callback="plusone_vote" count="1" href="http://racconti.ilviaggio.it/le-ali-del-vento-il-volo-in-mongolfiera-in-cappadocia-turchia/">{lang: 'it'}</g:plusone></div><p>Inizia tutto all&#8217;alba con una veloce colazione allestita in un pic nic tra le splendide valli della Cappadocia&#8230; una delle più belle esperienze della nostra vita. Accanto all’adrenalina del pensiero del volo, la meraviglia si svela ai nostri occhi, quando le rocce e le pareti delle valli cambiano i loro colori seguendo il ritmo della luce del sole con sfumature che dal grigio lunare si alternano al bianco candido, giallo oro, verde smeraldo, rosa tenue, rosso e viola… intanto, la mongolfiera sarà pronta per iniziare il volo. Quel volo che è come lo si sogna di notte&#8230;delicato, morbido&#8230;sulle ali del vento costante che ci sosterrà come le braccia di un adulto quando si è neonati. Ti senti in pace con l&#8217;universo e la gioia si diffonde dentro di te di pari passo pari con lo stupore quando gli abili piloti turchi si insinuano tra i coni aguzzi dei camini delle fate che si ergono dalle valli come enormi funghi di pietra. E dalle fessure dei monasteri scavati nella roccia riesci a sbirciare gli affreschi bizantini&#8230;<br />
la Cappadocia è considerata da molti piloti il posto più bello al mondo per volare, grazie al paesaggio e alla particolare orografia del territorio che consente in certe giornate di decollare, percorrere le valli diversamente orientate, e atterrare nel punto esatto da cui si è decollati, sfruttando le correnti dinamiche ma soprattutto le termiche innescate dall’irraggiamento solare.<br />
In zona d’estate volano ogni mattina più di 50 di palloni  e occorre prenotare il volo anche con 10 giorni di anticipo per poter volare con un bravo pilota, vero elemento fondamentale tra un bel volo ed uno mediocre&#8230; UN&#8217;ESPERIENZA DA NON PERDERE!!!</p>
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		<title>MONGOLIA: LA MIGRAZIONE DELLE RENNE</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 13:30:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>graziellalunetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mongolia]]></category>
		<category><![CDATA[gobi]]></category>
		<category><![CDATA[tsatan]]></category>

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		<description><![CDATA[{lang: 'it'}Questo viaggio, l’avevo sognato parecchie volte e l&#8217;avevo preparato in silenzio perché volevo che la sorpresa fosse totale, le parole dette a voce troppo alta possono sminuire i sogni più folli. Cosi, come quella mattina di 7 anni fa, con le stesse guide e Gengis Khan, il cavallo bianco al quale avevo messo dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left: 0px;"><g:plusone size="tall" callback="plusone_vote" count="1" href="http://racconti.ilviaggio.it/mongolia-la-migrazione-delle-renne/">{lang: 'it'}</g:plusone></div><p><img src="http://racconti.ilviaggio.it/wp-content/uploads/DSC_0718ts-300x200.jpg" alt="" title="DSC_0718ts" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-326" />Questo viaggio, l’avevo sognato parecchie volte e l&#8217;avevo preparato in silenzio perché volevo che la sorpresa fosse totale, le parole dette a voce troppo alta possono sminuire i sogni più folli.<br />
Cosi,  come quella mattina di 7 anni fa, con le stesse guide e Gengis Khan, il cavallo bianco al quale avevo messo dei fiori sulla sua criniera selvaggia e che avevo nutrito dolcemente mentre,  avvicinandomi, mi faceva credere che si fosse annoiato delle mie carezze, partimmo all’assalto della taiga e delle montagne. La paura si univa alla speranza  di arrivare per tempo da una famiglia Tsaatan per partire con lei e le sue renne verso l’accampamento autunnale. Questa folle speranza martellava la mia testa. È la qualità dell’erba, dei licheni e dei muschi a decidere le numerose migrazioni dell&#8217;anno, e anche la data del nostro arrivo dipendeva dalle renne. Bastava solo che le renne fossero dalla nostra parte!<br />
Un freddo glaciale accompagnò la nostra uscita da Tsangan Nur, l&#8217;ultimo villaggio laggiù a Nord ovest del lago Khösgöl, poco distante dalla Siberia. Il vento ci spingeva verso il lago come per farci cader dentro con i nostri cavalli. Fiocchi di neve piroettavano nel cielo quasi color inchiostro, fermandosi sui nostri dell. Una maligna raffica di vento strappò i fiori di campo della criniera di Gengis Khan ma, più tardi  la taiga le avrebbe regalato una criniera d’oro e noi avremmo brillato nel sole. Se il cattivo tempo ci raggelò al punto di doverci incollare ai nostri cavalli per trovare un po&#8217; di calore, poi avemmo la fortuna, nonostante la stagione e la zona, di poter continuare i giorni seguenti sotto un sole splendente. La silhouette di Drimmaa, augurandoci buon viaggio, ci sembrava ora cosi lontana solo dopo poche ore da quando la nostra carovana si era messa in moto verso il popolo delle renne. Questo viaggio, sebbene interminabile a causa della sua certa difficoltà e della nostra pietosa conoscenza dell’arte equestre, era comunque emozionante e meraviglioso. Lontano da tutto, anni luce dalle nostre abitudini, lontano dal rumore,  in totale simbiosi con la natura, riprendevamo forza saldando il nostro corpo pesante contro un altro più sano, più vivace, più attento a quello che ci circonda, più vigile a tutte le emozioni che questo mondo fatto di erba e di pietra ci stava offrendo in regalo per il nostro ritorno in queste terre poco accoglienti.<br />
E sempre la stessa angoscia: le renne erano dalla nostra parte? Il mio sogno si stava avverando?<br />
Le ombre si allungano, il sole timidamente si tinge di rosso, la temperatura diminuisce. Un leggero vento si alza. I profumi della steppa ci inondano dei loro aromi…e arriviamo all’accampamento che si sposterà solo quando le renne lo decideranno e partiranno per luoghi dove l’erba è più grassa, più abbondante prima del lungo e rigido inverno che si prepara.<br />
Avete fatto buon viaggio? ci chiede l’anziano della famiglia, dopo che da diverse ore  osservava il nostro incedere con il suo binocolo mongolo.<br />
Sotto il tipi si sta bene, i cavalli sono calmi, le renne aspettano…dopo una lunga cavalcata, seduti  all’interno del tipi, ci riposiamo e approfittiamo del piacevole calore della stufa. In modo molto semplice, bevendo il tè al latte salato, ci annunciano che l&#8217;indomani, si domani, l&#8217;accampamento si sposterà, le renne hanno deciso cosi. Devono salire più in alto sulla montagna dove il muschio è abbondante e fuggire dal caldo di questa vallata, le renne amano solo il freddo! Rimaniamo senza voce! La notte sarà perturbata da mille domande, da mille dubbi: saremo capaci di seguirli su queste montagne cosi irte?<br />
A metà mattinata tutte le cose sono sparse fuori in un disordine organizzato. Sin dalla notte dei tempi ogni cosa ha il suo posto, tutto sarà impachettato con minuzia sulle otto renne scelte per trasportare tutti gli effetti miseri, ma preziosi perché indispensabili alla vita nomade. Un rumore risuona forte nel cielo che non ha ancora deciso il suo colore definitivo, è la tela del tipi che viene strappata alla sua struttura lasciando come una nave apparire la sua armatura. Questa armatura nuda da una impressione di fragilità. Composta da alcuni tronchi di legno legati in cima da cordami sapientemente annodati sa resistere alle pesanti tempeste di neve, ai venti violenti, al rigido clima così lunatico d’estate come d’inverno, niente si muove, niente vola dando cosi un riparo sicuro a questi abitanti delle foreste. Sotto l’urt  dove rimangono solo i tronchi che servono alla costruzione del tipi e la stufa ancora calda, tutta la famiglia si riunisce per condividere un&#8217;ultima tazza di tè al latte salato. Seduti in cerchio attorno alla stufa che si raffredda, gli Tsaatan rendono alla natura lo spazio occupato. È una comunione totale tra loro e la natura, che null’altro può condividere. Impotenti ma profondamente consapevoli  di questo momento maestoso e misterioso possiamo solo partecipare a questo momento cosi importante per loro prima della partenza. Molto di più di una abitudine è un rito che si inscrive nella notte dei tempi e senza il quale nessuna partenza può avvenire. L’intensità di questo momento quasi magico si legge sui loro visi, si nota nelle loro gesta semplici ripetute milioni di volte: si deve partire  ringraziando di ciò che la natura ha regalato e cancellare ogni traccia del suo passaggio. Dietro di loro nessuno edificio ne ricchezza accumulati! Il loro solo pensiero è di trasmettere quello che loro stesso hanno ereditato: la taiga, i fiumi di acqua pura, le renne, la natura e la vita.<br />
Ad un tratto senza che noi ce ne accorgessimo, la bambina della famiglia ben coperta viene messa in groppa alla renna che avrà il difficile compito di portarla sana e salva sino al prossimo accampamento. La carovana composta di circa 20 renne e  3 adulti impiegherà due giorni di cammino per raggiungere il posto scelto dalla  famiglia.  È scoccata l’ora della partenza…appena il tempo di raggiungere i nostri cavalli e la famiglia è già lontana. Le renne hanno il piede più sicuro dei cavalli e camminano più velocemente. Non saremo più una cosa sola con i nostri cavalli e soffriremo con loro per inseguire gli Tsaatan nella taiga su questi sentieri ancestrali scritti solo nella memoria delle renne, tant&#8217;è che i sentieri non rivelano alcuna traccia del loro passaggio. Attraverseremo paludi dove i nostri destrieri faranno fatica a non sprofondare, cadremo ogni tanto su grossi sassi scivolosi quasi insormontabili, su lastre di ghiaccio che cedono sotto il peso della nostra carovana , ma seguire gli Tsaatan in quel silenzio assoluto ci regala una gioia indescrivibile. Gli aghi dei pini attutiscono il rumore degli zoccoli tanto da crederci soli al mondo, giocando a nascondino con le renne che appaiono alla svolta di un sentiero, dietro un gruppo di alberi, in cima ad un colle. La taiga in questo fine settembre è d&#8217;oro, la foresta si copre di un manto giallo cosi luminoso, che le renne come il sottobosco sono illuminati. Scalando  le montagne, sovrastando le vallate, guardando verso la Siberia, abbiamo potuto ammirare le nevi eterne…spettacolo intenso…bianco immacolato che raggiunge l’azzurro cosi caratteristico del cielo mongolo…maestosità dei luoghi abitati dagli spiriti dei quali abbiamo sentito parlare a lungo.<br />
Arriviamo finalmente dove la famiglia ha deciso di montare un campo provvisorio. Già tutta la famiglia si attiva recuperando, tagliando i tronchi per montare il tipi, la stufa sarà la prima ad essere piazzata e accesa prima ancora che la tela avrà ricoperto l’urt. Mentre il cielo si incupisce, il freddo si fa sentire e durante la notte, cinta dal gelo, il tipi fremerà. La fiamma si fa più viva, il fuoco scoppietta, seduti vicino al focolare condividiamo un momento di riposo prima di addormentarci sotto un cielo stellato che promette sole per l’indomani.<br />
Che giorno è? ieri?&#8230;oggi?&#8230;domani?&#8230;non lo sappiamo più … sono parecchi giorni che viviamo con gli uomini renna, per cercare di capire ciò che li spinge a vivere una vita che ci sembra a volte  difficile da sopportare. È tempo per noi di rientrare verso Tsangan Nur dove i bambini Tsaatan vanno a scuola nei collegi, rimanendo per  lunghi mesi lontano dalle loro famiglie e dalle loro renne. Sebbene la vita sia più facile al villaggio, alcuni bambini sceglieranno la vita nomade dei loro avi. La sopravvivenza della tribù viene messa in gioco dalla continuità di questo modo di vita ed è la speranza dei genitori.<br />
La discesa dalla montagna si farà da altri sentieri che solo le nostre guide di origine Tsaatan conoscono, trascinandoci ancora una volta verso stupendi paesaggi dove la paura di cadere da cavallo sparirà istantaneamente davanti tali spettacoli.<br />
…e caracollando con fierezza alla testa della carovana, Gengis Khan, dopo avere strappato con un colpo di denti deciso un filo d’erba che emanava ancora il profumo del sole d’estate della lavanda e del timo entrammo nel cortile della nostra guest house dove Drimmaa ci aspettava come se non avesse mai lasciato la sua postazione dalla nostra partenza: era la fine del nostro viaggio nel paese degli tsaa.</p>
<p>Graziella angy8@bluewin.ch ,  www.terramongolia.com<br />
Per un viaggio dagli Tsaatan contattare mejet69@yahoo.com (inglese) www.mongoliatours.org  e www.tsatantours.com</p>
<p>•	Dell: abito tradizionale mongolo<br />
•	Urt: sinomino di tipi in lingua tsaatan<br />
•	Tsaa: renne in mongolo</p>
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		<title>Ostelli ad Amsterdam per Capodanno 2010</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 10:22:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura HB</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amsterdam]]></category>
		<category><![CDATA[capodanno Amsterdam]]></category>
		<category><![CDATA[capodanno Amsterdam 2010]]></category>
		<category><![CDATA[ostelli Amsterdam]]></category>

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		<description><![CDATA[Amsterdam è una cittá in Europa che non ha bisogno di presentazioni per la sua rinomata atmosfera di festa e le sue attrazioni culturali.
La capitale olandese è meta popolare durante tutto l’anno soprattutto tra noi italiani ed è indubbiamente uno dei posti-dove-essere per salutare il 2010 alla grande. La cittá, come detto, è invasa da turisti durante tutto l’anno ed a maggior ragione lo sará per il periodo di fine anno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left: 0px;"><g:plusone size="tall" callback="plusone_vote" count="1" href="http://racconti.ilviaggio.it/ostelli-amsterdam-capodanno/">{lang: 'it'}</g:plusone></div><p>Amsterdam è una cittá in Europa che non ha bisogno di presentazioni per la sua rinomata atmosfera di festa e le sue attrazioni culturali.La capitale olandese è meta popolare durante tutto l’anno soprattutto tra noi italiani ed è indubbiamente uno dei <em>posti-dove-essere</em> per salutare il 2010 alla grande.La cittá, come detto, è invasa da turisti durante tutto l’anno ed a maggior ragione lo sará per il periodo di fine anno.</p>
<p>Trovare una soluzione centrale e di qualitá potrebbe, con il passare del tempo, diventare impresa ardua e soprattutto costosa. La soluzione?</p>
<p>Prenotare uno degli <strong><a title="ostelli ad Amsterdam" href="http://it.hostelbookers.com/ostelli/olanda/amsterdam/" target="_blank">ostelli ad Amsterdam</a> </strong>per Capodanno 2010<strong> </strong>vi consentirá di dormire in un centro cittá e, cosa ancor piú importante, di non dilapidare il vostro budget fin dal principio.</p>
<p>Gli ostelli negli ultimi anni sono diventati la soluzione piú frequentemente adottata da tutti coloro che decidono di trascorrere qualche giorno in questa vibrante cittá.</p>
<p>La comoditá ed i servizi che gli ostelli offrono vengono incontro alle esigenze di tutti: gruppi di amici, coppie in viaggio romantico ed anche famiglie con bambini al seguito.</p>
<p>Dormire in un ostello ad Amsterdam vi consentirá di non sacrificare nulla in termini di qualitá cosí come di non dover rinunciare alla vostra privacy.</p>
<p>Se deciderete di trascorrere <strong>Capodanno ad Amsterdam</strong> in compagnia del vostro partner potrete approfittare della <em>privacy</em> totale di stanze private con bagno interno, soluzione che sempre piú spesso messa a disposizione dagli ostelli.</p>
<p>Anche nel caso deciderete di salutare il 2010 ad Amsterdam in compagnia di tutta la vostra famiglia, prenotare un ostello è una soluzione da prendere decisamente in considerazione.</p>
<p>Grazie a tipologie di stanze pensate appositamente per accogliere famiglie, gli ostelli ad Amsterdam stanno diventando popolari tanto quanto lo sono gli hotel anche per chi viaggia in compagnia dei propri figli.</p>
<p>Soggiornando in una stanza famigliare avrete a disposizione un bagno privato e spesso un angolo cottura con un tavolo che vi consentirá di non dover rinunciare neppure ad un pranzo ed una cena tutti insieme.</p>
<p>Amsterdam, come sempre, per ha in serbo per la notte di Capodanno dei veri e propri fuochi d’artificio non solo in senso metaforico.</p>
<p>Se vorrete scatenarvi fino a mattino i rinomati club di Amsterdam vi offriranno ció che cercate.</p>
<p>Se invece desiderate una serata piú tranquilla potrete uscire a cena scegliendo tra le centinaia di ristoranti in cittá e, se siete in dolce compagnia, magari cenare con una romantica vista sui canali del centro storico.</p>
<p>Amsterdam a Capodanno é sinonimo di divertimento ed i suoi ostelli lo sono di qualitá e risparmio.</p>
<p>Buon fine anno!</p>
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		<title>Una coppia russa ad Ischia</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adolfo Nikolajev</dc:creator>
				<category><![CDATA[Viaggiare]]></category>

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		<description><![CDATA[{lang: 'it'}I giardini di Poseidon &#8211; Grazie alle nostre amiche, abbiamo trascorso le ferie nei Giardini di Poseidon, facendo le cure termali. Questo magnifico parco si trova nella romantica baia di Citara, verso Sud-Ovest d&#8221;Ischia, sul fianco destro di Punta Imperatore. L&#236; abbiamo conosciuto una coppia di giovani sposi che abitavano nel nostro hotel e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left: 0px;"><g:plusone size="tall" callback="plusone_vote" count="1" href="http://racconti.ilviaggio.it/una-coppia-russa-ad-ischia/">{lang: 'it'}</g:plusone></div><p align="justify">I giardini di Poseidon &#8211; Grazie alle nostre amiche, abbiamo trascorso le ferie nei Giardini di Poseidon, facendo le cure termali. Questo magnifico parco si trova nella romantica baia di Citara, verso Sud-Ovest d&#8221;Ischia, sul fianco destro di Punta Imperatore. L&igrave; abbiamo conosciuto una coppia di giovani sposi che abitavano nel nostro hotel e che avevano esplorato tutta l&#8221;isola in lungo e in largo con i suoi bei comuni e le sue fonti termali. A loro avviso, i Giardini di Poseidon sono il parco migliore dell&#8221;isola per la sua bellezza, comodit&agrave;, compattezza e capacit&agrave; &#8211; basti pensare al fatto che contiene circa 28 complessi termali. Nel 2007 il parco ha compiuto 50 anni. Il padrone del parco, tedesco di nascita, sa conciliare bene due qualit&agrave;: pragmatismo e un atteggiamento premuroso nei confronti di noi visitatori. Anche se il parco era quasi sempre pieno di persone, nessuno ci dava fastidio e non c&#8221;era nemmeno l&#8221;ombra di quelle file interminabili alle quali siamo abituati nella nostra citt&agrave;. Tutto era perfetto, collocato nel posto giusto, e in ogni angolo del parco si respirava una miriade di buonissimi profumi della vegetazione tipica del luogo insieme all&#8221;aria di mare. I Giardini di Poseidon, con le sue piscine d&#8221;acqua termale e marina, si estendono lungo la costa occidenale dell&#8221;isola d&#8221;Ischia. Il lido adiacente al parco presentava una spiaggia di sabbia con sedie a sdraio e comodi ombrelloni che ci sembravano un p&ograve;esotici per le loro punte fatte di paglia di bamb&ugrave;, inoltre c&#8221;era il fondo sabbioso del mare che gradualmente si trasformava in scogli e labirinti sottomarini. L&#8221;acqua del mare da quelle parti era molto chiara, pulita e sorprendentemente sapeva un p&ograve; di resina. Io e mia moglie Nina abbiamo subito notato la differenza fra l&#8221;acqua marina ischitana e quella del nostro amatissimo Mar Nero, in particolare, vicino la costa meridionale di Crimea. Se si faceva un bagno l&igrave; e, una volta usciti, non si faceva la doccia, il tuo corpo diventava bianco di sale, e inoltre, una volta lavato via, si vedeva l&#8221;abbronzatura. Ad Ischia quei procedimenti non erano necessari &#8211; non si capiva se avevi fatto un tuffo al mare oppure fatto la doccia. Se guardavamo il parco dal centro di Forio, cos&igrave; magnifico e maestoso, non potevamo nemmeno immaginare che in mezzo alla spiaggia comunale ai piedi di Punta Imperatore esistesse quel paradiso terrestre. Dall&#8221;alto ci sembrava cos&igrave; piccolo, pieno di vegetazione selvatica; torno a ripetere, &egrave; un posto magnifico, il frutto del lavoro manuale e dell&#8221;intelletto di un architetto di grande talento, grazie al quale si poteva contemplare il miracolo dei Giardini di Poseidon. Pi&ugrave; tempo stavamo l&igrave;, pi&ugrave; forte ci attraeva e non ci lasciava andare via. Solo riprendendo il fiato dopo una certa ebbrezza cominciavamo a vedere la realt&agrave; ischitana pi&ugrave; profondamente. Analizzando bene tutto quello che cre&ograve; l&#8221;Uomo sulla Terra, si capisce a livello subconscio che cosa c&#8221;era dietro: innanzitutto, la profonda convinzione dell&#8221;architetto di fare tutto il possibile per rendere il posto brillante, comodo, vivibile e al tempo stesso conservare nel tempo quella bellezza e mantenerla intatta. E con quel pensiero la realt&agrave; ischitana creata dall&#8221;Uomo non domina sulla Natura &#8211; sono in perfetta sintonia. Nei Giardini di Poseidon ammiravamo il convito dei molteplici alberi: palme, cactus, bamb&ugrave;, oleandri ed altri che si distinguevano da altre piante con le sue forme semplici e molto curate. Non scorderemo mai i recinti vivi, una serpentina di stradine e sentieri fatti di pietra nera e grigia o semplicemente di mattone, le grotte e le terrazze ed altre costruzioni con diverse superfici decorate con begli oggetti di ceramica. Una moltitudine di erbe che si arricciavano come i capelli di una bella donna, feste di fiori nelle aiuole, cos&igrave; soli e superbi come soldatini di stagno o ballerine, i quali rendevano il paesaggio ancora pi&ugrave; attraente. Rivoletti, stagni, piscine, scogliere facevano parte della fantasia polifonica dell&#8221;armonia eterna, non c&#8221;era un solo elemento in contrasto col paesaggio, niente dominava su niente. Tutto era in perfetta armonia. E sopra quelle creazioni divine c&#8221;erano il cielo e il sole, il mare, i flussi di aria salubre che ti toglievano la stanchezza, oppure il vento con le sue raffiche nervose ed indomabili, le pioggie e i tuoni, e se volete, una notte sotto le stelle e la musica nella sala da ballo per i turisti. Notte e giorno, tuono e vento Il vento suona con l&#8221;orchestra, Il mare fa il solista, Di notte le pioggie coprono la terra Assieme ai tuoni e lampeggi. Di mattina si sente il rumore del mare E delle nuvole nervose. Il venticello ha accarezzato le palme e gli oleandri. Si sente il fremito del mare, Hai la pietra dura sotto i piedi. Sono al paradiso! &#8211; penso io. Il mare lava il granito. I miei pensieri sono il vento. La sera e il mattino sembrano uguali. Provo una sensazione strana Le note dei capricci fanno una melodia. Le onde di Amur del waltzer Sono la luce che mi purifica. Nella nostra amicizia vedo la forza E l&#8221;alba attesa cos&igrave; tanto. Ogni mattina, dopo le dieci, venivamo al parco, occupavamo i nostri posti in spiaggia e contemporaneamente vicino alla piscina termale lasciavamo le nostre cose. Dopo un&#8221;ora trascorsa in spiaggia, dove prendevamo il sole, nuotavamo, stavamo sotto un ombrellone o semplicemente passeggiavamo lungo la riva e guardavamo le persone, andavamo subito al parco a fare le cure termali. Durante la passeggiata ascoltavamo con attenzione i discorsi degli ischitani senza capire niente. Il suono della loro lingua ci sembrava la pi&ugrave; bella musica del mondo accompagnata dal rumore delle onde marine e delle raffiche di vento. Durante gli intervalli fra una cura e l&#8221;altra, praticavamo uno sport che consisteva nel camminare da un complesso termale all&#8221;altro per stradine serpeggianti che ci portavano ora in alto ora in basso. Salivamo e scendevamo per quelle scalette particolari verso le piazzette e terrazze dove si trovavano le piscine. La piazzetta pi&ugrave; alta con la piscina termale si trovava circa a 60-70 metri sul livello del mare. Tutto il territorio dei Giardini di Poseidon ci sembrava una superficie bizzarra: nell&#8221;osservare il paesaggio dall&#8221;alto pensavo a un Colosso, personaggio di mille fiabe, che milioni di anni fa, prese in mano un monte, ne tagli&ograve; un pezzo, lo strinse e lo sbriciol&ograve; nella mano, e poi lo sparse per terra, e col passare degli anni quei bricioli si trasformarono in quelle piazzette con scalette con il mare blu come sottofondo. Certo, potete pensare che quel Colosso fu un grande vulcano, fonte di acque termali cos&igrave; preziose. E quel vulcano trasmetteva amore verso il sole con i suoi dipinti senza pensare a niente, e cos&igrave; fece un miracolo! Devo dire che anche l&#8221;Uomo fece un passo avanti nello scoprire i misteri della natura e costruire quel parco. Eccoci davanti al muro pi&ugrave; alto, di qualche decina di metri. Anzi, non era un muro, ma qualcos&#8221;altro, creato con l&#8221;aiuto del calore, dell&#8221;umidit&agrave;, del freddo e del vento.. Qualcos&#8221;altro che si trasform&ograve; in un monumento d&#8221;arte, dove ognuno poteva vedere e ricreare quello che esisteva prima, senza fare niente, solo osservando e fantasticando fino al momento in cui senti l&#8221;energia dell&#8221;estasi. Ognuno vede ci&ograve; che vuole: agli uni il muro sembra una montagna di cr? che si mangiano da noi in Russia a Masleniza, nella settimana in cui si dice addio all&#8221;inverno, agli altri pu&ograve; sembrare un palmo della mano piena di rughe, oppure una bella rosa, simbolo d&#8221;amore; probabilmente qualcuno tenta di decifrare le scritte geroglifiche del muro, come se fossero messaggi misteriosi lasciati dagli extraterrestri. Torno a ripetere, ognuno pu&ograve; vedere ci&ograve; che vuole&#8230; Come dicevo prima, una volta siamo andati a Negombo per vedere un altro parco termale con i nostri vicini di hotel. L&igrave; era tutto diverso. Forse perch&egrave; a Negombo il proprietario del parco &egrave; di origine italiana, mentre nei Giardini di Poseidon &egrave; di origine tedesca. L&#8221;italiano sembra essersi imposto l&#8221;obiettivo di conservare la naturalezza del parco e lasciare cos&igrave; la possibilit&agrave; di sentire la continuit&agrave; del tempo. Forse &egrave; per questo che il parco di Negombo &egrave; caratterizzato da meno comfort e raffinatezza, appare intatto e un p&ograve; trascurato &#8211; e solo cos&igrave; ti immergi nella naturalezza e nella bellezza del parco, nella pace e nell&#8221;aria colma di profumi di diversi alberi e fiori. A Negombo c&#8221;&egrave; un&#8221;altra tipologia di volumi e forme,un&#8221;altra polifonia, se permettete, un&#8221;altra geometria di linee, una festa di ombre e sfumature. Tutta quella diversit&agrave; a poco a poco ci trasformava, diventavamo pi&ugrave; purificati, liberi e belli. Non importava come eri: magro o grasso, di alta o di bassa statura, giovane o anziano, biondo o bruno, triste o allegro &#8211; la diversit&agrave; ci rendeva pi&ugrave; attraenti e interessanti. Vi siete mai chiesti: se esistessero solo gli italiani o solo i russi sulla Terra? Io s&igrave;&#8230; Voluminosit&agrave; spaziale La Grandezza si trova dovunque: Nell&#8221;anima, nella profondit&agrave; e altezza. Le scoperte si fanno dappertutto, E allo stesso tempo regna il buio. O, se io fossi operatore&#8230; O, se io fossi operatore, Girerei un film su Citara, In cui Epomeo si nutri con lo spirito del mattino E le giornate siano piene di gioia. Come navigano le navi di notte, Come la luce della luna trasforma le idee in composizione, Mi dico, emozionato: Silenzio! Appena sentivo la voce del mare blu. Sotto il cielo scopro la realt&agrave;, Affascinato dalla natura meravigliosa; Ascolto le voci maestose di Pavarotti E del grande Caruso. E il vento, il diluvio, la tempesta L&#8221;eco, il tuono in montagna seguono l&#8221;uno dopo l&#8221;altro. Eccovi il Sole annuncia l&#8221;arrivo del giorno nuovo Ed io sto vicino al cratere ad aspettarti. Fra me e me scandisco le preghiere: Cogliete la bellezza naturale, cantatela! E cos&igrave; il mondo spirituale sar&agrave; salvato Con la canzone della Terra, chiusa nella preghiera. Com&#8221;&egrave; bella e ragionevole la nostra vita, Cos&igrave; diceva giustamente il grande Hegel. Come la ragione &egrave; reale, Cos&igrave; anche la realt&agrave; &egrave; ragionevole. Il giardino &#8220;La Mortella&#8221; La padrona del monte Punta Caruso Durante il nostro secondo soggiorno sull&#8221;isola d&#8221;Ischia, al ristorante presso il nostro hotel dove facevamo colazione e cenavamo, avevamo come compagni di tavola due coppie moscovite, una coppia pi&ugrave; o meno della nostra et&agrave;, e l&#8221;altra di circa 30 anni. Al tavolo di sinistra c&#8221;erano due amiche, sempre moscovite, Tania e Lena, arrivate sull&#8221;isola per affari. Come poi sapemmo, lavoravano per un&#8221;agenzia turistica. Sembravano molto preoccupate, sempre in tensione, ma quando ci incontravamo, Tania e Lena ci davano dei consigli utili per sfruttare al meglio le nostre ferie sull&#8221;isola. La coppia giovane spesso saltava i pasti, ci vedevamo poco. La mia impressione generale su di loro: sono molto gentili, educati e simpatici. Con la coppia anziana all&#8221;inizio non avevamo interessi in comune, non parlavamo molto. Si notava che, avendo i nostri coetanei lavorato tutta la vita al Ministero degli Esteri dell&#8221;ex Unione Sovietica, erano gi&agrave; abituati ai continui viaggi all&#8221;estero, (come dicevo prima, quei viaggi ai tempi sovietici erano accessibili solo a pochi), adesso erano in pensione. E quella volta i loro figli, gi&agrave; adulti e con un lavoro fisso e stabile, gli organizzarono e pagarono quel costosissimo viaggio a Ischia. Di solito, dopo colazione, parlavamo con loro dei nostri programmi della giornata, gli raccontavamo che cosa avevamo visitato e che cosa volevamo visitare. Non c&#8221;era molto da dire: quasi tutte le giornate cominciavano con le cure termali nei Giardini di Poseidon, eccezion fatta per la visita all&#8221;isola di Procida, poco lontana da Ischia, e la citt&agrave; di Bari. Una volta, verso sera, non ricordo il perch&egrave;, io e mia moglie eravamo molto in ritardo per la cena. Ci&ograve; nonostante, la coppia ministeriale ci aspettava a tavola senza toccare il cibo, per dirci qualcosa di interessante ed importante. Prima di sederci, come al solito, avevamo dato la buonasera a tutti i compagni di tavola, e quando il nostro sguardo si incontr&ograve; con quello della coppia, Irina Semionovna immediatamente pronunci&ograve; con note di dolcezza e tenerezza: &#8220;Oggi io e mio marito abbiamo visitato due giardini: uno di cactus e un altro botanico. Lo so che preferite i Giardini di Poseidon, ma sicuramente questi due giardini sono degni della vostra visita. Due orette vi basteranno di certo.&#8221; La ringraziammo. In realt&agrave;, avevamo gi&agrave; sentito parlare di quei giardini, ma dopo quello scambio di frasi con la signora, il giorno seguente, finita la colazione, ci andammo. Si doveva prendere l&#8221;autobus 2 alla fermata &#8220;i Giardini di Poseidon&#8221; verso Ischia- Porto. Avevamo trascorso l&#8221;intera giornata nella Mortella e cominciavamo a capire che potevamo restarvi un altro p&ograve; per assaporare quella grandezza divina, in quell&#8221;oasi dell&#8221;oasi. In realt&agrave; il giardino la Mortella non era cos&igrave; grande e spazioso come, per esempio, il Giardino Botanico Nikitskij, verso la riva meridionale di Crimea, sul Mar Nero, vicino Jalta, e non come il Giardino Botanico di Sukhumi nel Caucaso del Nord. Questi due giardini sono molto diversi dalla Mortella. Li ho menzionati per farvi capire che ne ho visti molti nella mia vita e che le nostre impressioni sulla Mortella non erano campate per aria ma levigate attraverso molteplici paragoni con altri giardini botanici visitati nel corso degli anni. Ho saputo che la parola &#8220;Mortella&#8221; significa in italiano un arbusto sempreverde della famiglia delle Mirtacee, pi&ugrave; comunemente chiamato mirto, tipico della macchia mediterranea; il frutto a bacca aromatica &egrave; usato per insaporire le carni. Per le persone russe che non conoscono l&#8221;italiano, la parola suona come qualcosa di affascinante e magico che ti ispira e ti porta ad uno stato di euforia. Verso il termine del nostro soggiorno a Ischia, a Settembre del 2006, prima della visita al giardino botanico, vicino al parco &#8220;i Giardini di Poseidon&#8221; abbiamo visto un libro sull&#8221;isola appena pubblicato, destinato ai turisti in lingua russa. Forse ne ho gi&agrave; parlato, ma il libro &egrave; talmente bello che ve lo consiglio assolutamente. Nel descrivere la bellezza dell&#8221;isola gli autori trasmettono tanto amore e tanta passione per Ischia, la chiamano &#8220;paradiso mediterraneo&#8221;. Mi &egrave; rimasta impressa una descrizione come questa: &#8220;Appena si entra nella Mortella, ci si immerge in un&#8221;atmosfera magica&#8221;. Io e mia moglie concordiamo pienamente. &#8220;Passeggiando lungo le stradine del parco, potete incontrare piccole oasi di verde dove l&#8221;acqua fa i suoi giochi di fantasia, ed ammirare piante di rara bellezza e diversit&agrave; .&#8221; Nella Mortella c&#8221;&egrave; una moltitudine di forme e colori che sembrano cantare una lode all&#8221;armonia del mondo, alla pace e alla serenit&agrave;, e allo stesso tempo lascia lo spazio per bellissime creazioni artistiche ed architettoniche. Fra i capolavori del giardino da notare sono la Cascata del Coccodrillo, una specie di dedica alle ninfe della Fontana Vittoria, Ginkgo Bilbao, un p&ograve; isolato, sembra regnare sui fiori, camelie in forma mosaica. Solo a ricordare quella bellezza mi sento rilassato, ed ogni dubbio e paura svanisce. Pi&ugrave; tempo passeggiavamo per quei luoghi reconditi del giardino, pi&ugrave; forte cresceva la voglia in noi di scoprire tutti i segreti e misteri della Mortella, unica ed irripetibile, per provare qualcosa di nuovo, per arrichire il nostro bagaglio di esperienze di qualcosa di positivo. Eravamo pieni di emozioni forti ed intense: sentivamo passare dentro di noi un flusso di bellezza incomparabile che ci aveva stregati, ubriacati e affascinati. Avevamo la sensazione di vivere una fiaba in cui una mano magica ed invisibile, capace di avvertire il nostro stato d&#8221;animo, ci accompagnava frettolosamente per farci vedere pi&ugrave; cose possibili. Era un mondo fatto d&#8221;amore, un p&ograve; appartato, dove noi anziani ci sentivamo all&#8221;alba della giovinezza in mezzo al giardino divino della Mortella. Abbiamo anche apprezzato l&#8221;atmosfera di pace e serenit&agrave; che regnava alla Sala Thai, da noi ribattezzata &#8220;Pergola degli innamorati&#8221;. Il giardino &#8220;La Mortella&#8221; &egrave; un esempio di ricco patrimonio culturale e di pluriennale esperienza della scuola inglese di design degli esterni. Pensate che l&#8221;idea del parco era nata in un luogo vuoto, infecondo e sterile, nel luogo in cui erutt&ograve; l&#8221;Epomeo. Fu cos&igrave; che si form&ograve; la Punta Caruso, il luogo dove si trova adesso la Mortella, che solo a sentirla pronunciare resto senza fiato! Dobbiamo apprezzare la possibilit&agrave; di vedere e immaginare il futuro giardino subito, e dopo, a poco a poco, nell&#8221;arco di qualche decennio, crearlo, costruirlo e curarlo. La Mortella era stata realizzata da una coppia di coniugi Russel Page. (1901-1984) e Lady Susan; non ci stancheremo mai di ringraziarle per la loro ispirazione, talento, amore e coraggio. Ci piacerebbe sapere che cosa le ispir&ograve; a creare quel paradiso sulla Terra! Ci avevano messo l&#8221;anima nel parco! Grazie alla loro pazienza e tenacia possiamo ammirare capolavori come Il Tempio del Sole, la Serra delle Orchidee, il Ninfeo, la Voliera&#8230; Oppure il Teatro Greco con il suo palcoscenico divino fatto d&#8221;aria color celeste, abbracciato calorosamente dal mare brillante, dove senti gli echi delle voci stupende e gli applausi rivolti ai cantanti come Enrico Caruso, Maria Callas, Luciano Pavarotti!.. Intanto il tempo correva veloce e ci avvicinava al concerto di musica per pianoforte nella sala concerti nella casa-museo sul territorio del giardino. Sul palcoscenico cantava una persona di grande talento, Francesco De Gregori, non scorderemo mai la sua sincerit&agrave;, il romanticismo e l&#8221;energia positiva emanata dalla sua voce fantastica. Ascoltammo anche dei brani classici di Chopin e di altri compositori di fama internazionale. La presentatrice del concerto era la padrona del giardino, Lady Susan. Io e mia moglie fummo gli ultimi ad entrare nella sala e occupammo gli ultimi due posti liberi&#8230;Guardai in alto e poi verso il palcoscenico, dove c&#8221;era lei&#8230;Lady Susan&#8230; Stava l&igrave;, cos&igrave; maestosa con il suo bastone Con le spalle avvolte nel scialle o plaid, Con lo sguardo silenzioso, un p&ograve; in basso, Che la rendeva pi&ugrave; leggera e pura; O forse la sua schiena dritta e lo spirito caparbio Imperavano e dominavano su di noi. Il suo sorriso e la serenit&agrave; degli occhi Ci regalavano la sua ospitalit&agrave; innata. La nostra attenzione era l&igrave;, con lei, Gi&agrave; immaginavamo e prevedevamo lo spettacolo divino, Condotto dalla Musa che aveva svegliato il miracolo in noi, Trasformando i simboli d&#8221;amore in un codice del mistero. Lady Susan ci salut&ograve; in italiano e inglese, alla fine del suo discorso chiese scusa per non saper parlare in tedesco, dato che la maggioranza dei turisti che adorano viaggiare per il mondo e si distinguono per la loro curiosit&agrave; verso diversit&agrave; culturali &egrave; tedesca. Mi piacerebbe sapere chi viaggia di pi&ugrave;: i tedeschi o i giapponesi?!.. Scusate la mia distrazione. Fu cos&igrave; che Lady Susan ci present&ograve; una brava interprete che tradusse il suo maestoso discorso in tedesco. La sala concerti era molto animata, gli applausi esplodevano per Lei, per la padrona del Giardino e del salone, La quale era salita sul palcoscenico Per presentarci il talentuoso musicista. Appena finito il breve discorso, la padrona del giardino, accompagnata da applausi strepitosi, si avvi&ograve; verso la stanza degli ospiti, dove si era riservata un posto in una comodissima poltrona. E lui bruciava di passione, Pieno di energia e di emozioni forti, sorvolando, spensierato, la Punta Caruso. ?cos&igrave; virtuoso, il pubblico &egrave; cieco di estasi. Ma com&#8221;&egrave; giovane il musicista&#8230; Affascinato dalla Musa ispiratrice&#8230; Il suo stato d&#8221;animo e la bont&agrave; Riscaldano i nostri cuori stanchi. Senz&#8221;altro, &egrave; bravissimo! Urrah! Grazie! Eccoti una costellazione di lodi ed eccoti il Cielo! Eccoti un segno segreto, tutto &egrave; benedetto qui. La Natura stessa ci d&agrave; il benvenuto. Lode alle costellazioni, ai segni segreti! Ma come siamo affascinati!!! Francesco, con la sua bravura e talento, ci aveva aiutati a mettere in ordine i nostri pensieri, sentimenti ed ammirazione per quello che avevamo visto. Eravamo cos&igrave; tranquilli e rilassati, una sensazione strana per dei moscoviti.. Ci convincemmo profondamente che saremmo dovuti ritornarci, ad Ischia, in quel mondo benedetto e fiabesco, mille volte, fino all&#8221;ultimo respiro. Il giardino La Mortella e quella mia sensazione che girava nell&#8221;aria, la sensazione di mistero, l&#8221;atmostefa del primo amore platonico, mi avevano suscitato mille ricordi, lontani nel tempo, di infanzia e giovinezza, della mia vita studentesca, del periodo in cui collezionavo le fiabe dei popoli del mondo. Naturalmente, conoscevo meglio le fiabe popolari russe e quelle d&#8221;autore, per esempio, di Afanasiev e di Bazhov. Tutte le fiabe di Pavel Bazhov si distinguono dal fatto che, quando le leggi, capisci subito la trama e cominci a pensare che tutto ci&ograve; che accade nella fiaba sia vero. Ho la stessa sensazione quando rileggo la famosa opera di Nikolaj Gogol, intitolata &#8220;Le veglie alla fattoria di Dikanka&#8221;, l&#8221;opera attraverso la quale riesci a cogliere la bellezza, unicit&agrave; e musicalit&agrave; della lingua ucraina, ad apprezzare la vita quotidiana di quei tempi lontani, in cui visse il geniale Gogol. Ed eccoci, io e Nina, di nuovo in Russia, in casa nostra, tutto procede bene&#8230;Ma le nostre menti e i nostri cuori sono l&igrave;, in Italia, ad Ischia, e se devo essere pi&ugrave; preciso, nel giardino La Mortella. In quei momenti il mio pensiero torna alle fiabe di Pavel Bazhov, in particolare &#8220;La padrona del monte di rame&#8221; e &#8220;Il Maestro di montagna&#8221;. Il linguaggio delle sue fiabe merita un discorso a parte, in cui padroneggiano la parlata di coloni uraliani dove si specchiano la luce del sole, l&#8221;anima umana, il mistero, lo splendore paradisiaco e la bellezza stregante di rarissime pietre preziose e rocce, quelle rocce degli Urali che dividono l&#8221;Europa dall&#8221;Asia. In quelle fiabe si sente e suona come una bella musica il tema dell&#8221;amore e della creativit&agrave; che sono, a parere dell&#8221;autore, inseparabili, intercambiabili e interpenetrabili nella sua affascinante misteriosit&agrave;. Pensando a quelle fiabe, cominciavo a capire il motivo che spinse Russel Page e Lady Susan a costruire quel monumento d&#8221;amore, l&#8221;Amore con la A maiuscola. Sto parlando ovviamente del giardino-perla La Mortella. Mi domando: se non ci fosse stato amore fra di loro, che cosa sarebbe sorto al posto del giardino? Grazie ai loro sentimenti veri e sinceri, adesso possiamo ammirare La Mortella&#8230; Viva l&#8221;amore! Vogliamo ringraziare il Destino per il fatto che al mondo esistono persone che sanno creare con la loro immaginazione e il loro talento, sulle ali dell&#8221;amore, e che sanno impersonare nella realt&agrave; le loro idee in tal modo che noi, tutti i popoli della Terra, possiamo vederle, apprezzarle ed ammirarle e diventare migliori&#8230; E cos&igrave; la realt&agrave; diventa pi&ugrave; vicina&#8230; Si intravede la traccia del sogno In uno spazio meraviglioso. E possiamo stranamene sfiorare quell&#8221;inizio, L&#8221;inizio di tutti gli inizi, Dio. La Parola&#8230; Eccoli qui l&#8221;Amore, la Creativit&agrave;, le Scoperte, le Conquiste, l&#8221;Armonia, la Memoria&#8230;Sono come quella coppia, come Lui e Lei, come innamorati che ballano la danza del Destino. Se si potesse percepire la Vita come un contrario alla Morte, definirei la Vita come una scoperta eterna dell&#8221;infinito attraverso la Morte. </p>
<p> Adolfo Nikolaev<br /> (Traduzione dal russo: Olga Kalinchenkova)</p>
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		<title>Viaggiare a Caponord da Lignano Sabbiadoro in bicicletta</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Genuzio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[{lang: 'it'}06/08/2008 Siamo partiti da Udine il 4 Agosto in serata con un importante obiettivo da realizzare, avvolti da un turbinio di emozioni. Non ci pare infatti ancora vero di essere gi&#224; in viaggio, ad un passo dal realizzare il nostro sogno, comune denominatore dei nostri sforzi da un anno a questa parte, quando decidemmo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left: 0px;"><g:plusone size="tall" callback="plusone_vote" count="1" href="http://racconti.ilviaggio.it/viaggiare-a-caponord-da-lignano-sabbiadoro-in-bicicletta/">{lang: 'it'}</g:plusone></div><p align="justify">06/08/2008 Siamo partiti da Udine il 4 Agosto in serata con un importante obiettivo da realizzare, avvolti da un turbinio di emozioni. Non ci pare infatti ancora vero di essere gi&agrave; in viaggio, ad un passo dal realizzare il nostro sogno, comune denominatore dei nostri sforzi da un anno a questa parte, quando decidemmo di partecipare al Bando di Idee promosso dall&#8221;ERDISU di Udine. Guidiamo, a turno, quasi ininterrottamente e abbiamo gi&agrave; &#8220;macinato&#8221; circa 3000 km sulle strade di mezza Europa, lasciando alle nostre spalle Austria, Germania e Danimarca. Siamo ora immersi nella verdissima Svezia, caratterizzata da foreste sconfinate, interrotte solo da un lungo serpentone d&#8221;asfalto che ci condurr&agrave;, passando per Finlandia e Norvegia, a Capo Nord: il punto di partenza della nostra avventura. E&#8221; da qui che Alessandro inizier&agrave; la sua lunga pedalata verso Lignano Sabbiadoro, che verr&agrave; raggiunta il 31 Agosto. Da domani, 8 Agosto, potrete seguire giornalmente il nostro viaggio &#8220;on the road&#8221;: sar&agrave; una sorta di diario, attraverso il quale vi terremo aggiornati sull&#8221;evolversi dell&#8221;impresa sportiva in bicicletta e sugli incontri che avremo con studenti e professori universitari che incontreremo durante il nostro tragitto. Potete mettervi in contatto con noi attraverso il nostro sito: www.noborderbiking.com <bR><bR> 07/08/2008 Siamo da poco giunti a Capo Nord, dopo 4000 km di strada percorsi tutto d&#8221;un fiato. Ieri notte, abbandonata l&#8221;autostrada, abbiamo attraversato la parte pi&ugrave; selvaggia della Svezia. Il paesaggio &egrave; davvero incredibile, uno spettacolo mozzafiato fatto di laghi e foreste: una natura quasi incontaminata, interrotta solo da qualche casetta sparsa qua e l&agrave;. Il percorso si &egrave; fatto ora pi&ugrave; impegnativo e non &egrave; mancata l&#8221;occasione per fare un &#8220;incontro ravvicinato&#8221; con alci e renne, che attraversano bellamente la strada incuranti delle auto che filano. La luce non ci abbandona mai, in un magico susseguirsi tra tramonto ed alba che regala prospettive cromatiche uniche ad un panorama gi&agrave; di per s&egrave; magico. I pochi distributori che incontriamo lungo la strada sono il luogo adatto per una sosta. Qui ci si imbatte nei personaggi pi&ugrave; disparati: dal metallaro scandinavo a bordo di un &#8220;pick-up tutto muscoli&#8221; ad una allegra famigliola nordica che gira la penisola con una vecchia corriera arrugginita, rigorosamente VOLVO. Intercettiamo molti camperisti, alcuni dei quali italiani, ma la nostra attenzione &egrave; attratta dal cospicuo numero di vecchie auto americane che solcano queste strade: direttamente dai mitici sixties, non mancano scintillanti Cadillac e Chevrolet che sfrecciano via accompagnate dal possente rombo dei loro V8. Sembra di essere in un romanzo di Kerouac. Qui gran parte delle auto viaggia ad etanolo (molto pi&ugrave; economico e pulito delle normali benzine), uno dei tanti aspetti che evidenziano il grande rispetto per l&#8221;ambiente delle popolazioni di queste terre. Alessandro cerca di sfruttare al massimo queste ultime ore, per riposarsi e trovare la giusta concentrazione in vista dell&#8221;inizio della cavalcata in bicicletta, previsto per domani. Oramai tutto &egrave; pronto per la grande impresa. <bR><bR> 08/08/2008 Tappa 01: Nordkapp &#8211; Lakselv. Nordkapp ci ha accolto, a fronte di un cospicuo pedaggio per l&#8221;accesso all&#8221;isola, con una giornata che definire fredda e uggiosa &egrave; poco. Il vento &egrave; tagliente, la temperatura non supera i 10 gradi e c&#8221;&egrave; spazio anche per qualche goccia di pioggia. Dopo una notte di riposo ospiti dell&#8221;unico camping dell&#8221;isola norvegese, Alessandro, bardato di tutto punto con la migliore attrezzatura tecnica, ha iniziato a percorrere i primi 191 km della sua lunga avventura. Il suo volto tradiva un p&ograve; di emozione ma, al tempo stesso, dai suoi occhi traspariva una grinta incredibile. Alla partenza dal piazzale dove &egrave; situato il mappamondo simbolo di Caponord, oggetto delle foto di rito, non sono mancati simpatici siparietti con i molti italiani presenti: &#8220;maccaroni style&#8221; anche a 71 gradi N. Il paesaggio &egrave; davvero mozzafiato, con scorci da cartolina di una natura selvaggia, un terreno brullo costellato da rocce e scogliere a picco sul mare. Pochi i villaggi, per lo pi&ugrave; insediamenti di una manciata di coloratissime case di legno. Il morale della compagnia &egrave; alto e il lavoro di squadra procede alla grande, aiutandoci l&#8221;un l&#8221;altro nel su(o)pportare il nostro campioncino e nel sbrigare le mansioni della &#8220;vita da camper&#8221;: questa &egrave; la grande forza del nostro gruppo. <bR><bR> 09/08/2008 Tappa 02: Lakselv &#8211; Kautokeino. Dopo la prima sgroppata di ieri, oggi una tappa abbastanza impegnativa di 204 km: abbiamo abbandonato la costa per entrare nell&#8221;entroterra norvegese. Alessandro si &egrave; ben adattato al freddo clima di queste lande e, grazie al duro allenamento svolto nei mesi passati, riesce a far fronte brillantemente al duro chilometraggio. La strada scivola via con infiniti rettilinei che ci hanno fatto lasciare alle spalle le brulle distese di rocce ed erba, sostituite da dolci pendii, laghetti e boschi di betulle modellati dal vento. Il chiarore del sole non ci abbandona mai, scombinando un p&ograve; i nostri ritmi vitali: viviamo fuori orario, dimenticandoci delle evoluzioni delle lancette dell&#8221;orologio.&egrave; il bello di questo viaggio. I norvegesi sono un popolo molto ospitale e cortese, a volte al limite dell&#8221;ingenuo se paragonati agli italici standard, dove chi pi&ugrave; arraffa meglio alloggia. Qui non hanno questi patemi e lo si legge negli occhi delle persone comuni, quelle che incontri lungo la strada. Numerose sono le piazzole per camperisti dove &egrave; possibile connettersi alla rete elettrica gratuitamente e ci sono anche molte possibilit&agrave; di agganciarsi ad internet tramite reti wireless pubbliche: su questi aspetti sono anni luce avanti a noi. <bR><bR> 10/08/2008 Tappa 03: Kautokeino &#8211; Kihlanki. Dopo tre giorni, abbiamo salutato la Norvegia per entrare in territorio finlandese, proseguendo lungo il confine con la Svezia. Assediati notte e giorno dalle zanzare, ci stiamo dirigendo pian piano verso climi pi&ugrave; temperati, con il miraggio della costa svedese e delle sue famigerate abitanti. Il tempo &egrave; perennemente incerto: si passa da sprazzi di sole a qualche goccia di pioggia con molta facilit&agrave; e questo impatta sensibilmente sulla temperatura percepita. Alessandro prosegue la sua pedalata in solitaria senza intoppi, snocciolando 198 km in scioltezza. A mezzogiorno ci si accampa nelle piazzole di parcheggio e non manca l&#8221;occasione per imbastire una buona e sostanziosa carbonara in perfetto &#8220;italian style&#8221;. Nel tempo libero &egrave; d&#8221;obbligo una partitina a calcio, tanto per non smentirci. In queste lande selvagge del grande Nord pu&ograve; succedere di tutto, cos&igrave; come di imbattersi in una giovane coppia di Pordenone, che ha sentito parlare di noi al telegiornale prima di mettersi in viaggio. Abbiamo speso cos&igrave; il nostro quarto d&#8221;ora di celebrit&agrave; nella sezione &#8220;visti in TV&#8221;, scambiando quattro chiacchiere tra conterranei. Un pezzo di Friuli a 3000 km da casa, materializzatosi per una casualit&agrave; pi&ugrave; unica che rara: la nostra strada ci ha regalato anche questo. <bR><bR> 11/08/2008 Tappa 04: Kihlanki &#8211; Overkalix. La Lapponia &egrave; una landa aspra e spazzata dal vento. Il chiarore diffuso che perdura nelle ore notturne, ci ha precluso la visione delle stelle cadenti. Accampati in una piazzola un p&ograve; improvvisata, il nostro risveglio &egrave; stato baciato dalla luce del mattino che, per la prima volta da quando siamo in viaggio, ci annuncia una giornata soleggiata. Dopo pochi kilometri, assecondando le dolci sponde di un fiume dal nome impronunciabile, rientriamo in territorio svedese. Il percorso di oggi &egrave; abbastanza impegnativo per Alessandro perch&egrave; si articola su 173 km e il peso delle tappe precedenti inizia a farsi sentire. Il nostro viaggio &#8220;on the road&#8221; ci ha regalato nuovamente un incontro singolare con un giovane studente catalano, arrivato qui un anno fa per fuggire dalla &#8220;caliente&#8221; e frenetica vita della Costa Brava. Con lui, a tarda sera, abbiamo sorseggiato del caff&egrave;, al riparo dal freddo e dal vento, sotto una tipica tenda lappone detta &#8220;lapu&#8221;. In una atmosfera quasi da film, seduti su panche ricoperte da pelli di renne e riscaldati da un flebile fuoco, abbiamo cos&igrave; passato qualche ora a chiacchierare, alternando l&#8221;inglese con lo spagnolo, testimonianza del &#8220;melting pot&#8221; europeo: vero valore aggiunto del nostro contiente e tratto dominante di questa avventura. <bR><bR> 12/08/2008 Tappa 05: Overkalix &#8211; Pitea. Overkalix ci saluta con una debole pioggerellina, dopo una notte passata nell&#8221;unico camping di questa piccola cittadina adagiata placidamente su un ansa del fiume Kalix. Sostare in queste zone attrezzate, che offrono un livello minimo di comfort pi&ugrave; che sufficiente per le nostre necessit&agrave;, &egrave; decisamente economico se paragonato agli standard italiani. Alessandro continua la sua &#8220;sgroppata&#8221; verso l&#8221;Adriatico, percorrendo i 152 km dell&#8221;odierna tappa senza grosse difficolt&agrave;. Il Circolo Polare Artico &egrave; ormai un ricordo e il clima, decisamente pi&ugrave; clemente, contribuisce nel farci apprezzare il paesaggio che ci circonda, i suoi profumi e tutti i suoi colori: l&#8221;azzurro dei fiumi, il rosso delle case.macchie di colore in uno sconfinato orizzonte verde fatto di boschi, colline e prati. Abbiamo &#8220;battezzato&#8221; il nostro ingresso in Svezia con un rinfrescante e corroborante bagno nel fiume: sorprendente rapidit&agrave; del gesto atletico collettivo e.dritti sotto una doccia calda! Momenti incredibili che rafforzano ulteriormente la nostra amicizia. Puntiamo decisi verso la costa: direzione Pitea, dove questa sera ci attende una rappresentanza dell&#8221;Amministrazione Comunale. E&#8221; il primo &#8220;incontro istituzionale&#8221; della nostra missione e c&#8221;&egrave; un p&ograve; di emozione negli occhi di tutti. <bR><bR> 13/08/2008 Tappa 06: Pitea &#8211; Umea. L&#8221;accoglienza ricevuta all&#8221;arrivo a Pitea, cittadina affacciata sul mare con poco pi&ugrave; di 20000 abitanti, &egrave; stata davvero eccezionale. Ospiti dell&#8221;Amministrazione Comunale abbiamo illustrato la nostra impresa attraverso l&#8221;Europa, portando testimonianza di quel piccolo &#8220;compendio dell&#8221;universo&#8221; che &egrave; il nostro Friuli. Il premio Star Cup Udine UN.IS.CO. &egrave; stato il fulcro su cui si &egrave; sviluppato il meeting, articolatosi poi in diverse direzioni: dal network europeo interuniversitario (e in particolar modo dalle possibilit&agrave; offerte dal progetto ERASMUS) alle fonti di energia rinnovabili su cui Pitea (e la Svezia in generale) punta moltissimo per il proprio sviluppo. La citt&agrave; &egrave; giovane, dinamica e in forte espansione: si punta, ad esempio, a creare 1000 nuovi posti di lavoro entro il 2010 ed &egrave; in fase di progettazione un parco eolico che, a regime, sar&agrave; il pi&ugrave; grande d&#8221;Europa. Impressioni a caldo: noi a raccontare i fasti del passato e la realt&agrave; del presente.loro a spiegarci come oggi stanno pianificando il domani. C&#8221;&egrave; molto su cui riflettere e tanto da imparare. La tappa odierna vede Alessandro impegnato a coprire i 216 km che ci separano da Umea, dove ci aspetta un incontro con gli studenti della locale Universit&agrave;. <bR><bR> 14/08/2008 Tappa 07: Umea &#8211; Herrskog. Lasciamo Umea in una giornata assolata e ventosa per continuare il nostro viaggio lungo la costa svedese, rotolando verso sud. Direzione Herrskog, cittadina turistica nei pressi di un famoso parco naturale: 173 km di morbidi saliscendi che Alessandro affronta tenacemente. Ieri, dopo l&#8221;incontro con alcuni studenti locali, abbiamo visitato il campus universitario di Umea: un insieme di edifici modernissimi armonicamente inseriti in un&#8221;area verde di notevoli dimensioni con al centro un laghetto. Gli edifici hanno grosse vetrate per sfruttare al meglio la poca luce a disposizione durante l&#8221;inverno e il legno degli interni contribuisce a rendere gli ambienti pi&ugrave; accoglienti. Unire la ricerca di modernit&agrave; nelle forme architettoniche con i materiali offerti dalla propria terra, in primis il legno ricavato dalle immense foreste svedesi, costituiscono il presente e il futuro di questo Paese, sempre attentissimo alle problematiche del risparmio energetico e del riciclaggio dei rifiuti, anche in ambiente universitario. Si alternano aule, biblioteche e residenze per gli studenti, creando una vera e propria cittadella in grado di ospitare pi&ugrave; di 25000 studenti, offrendo loro tutti i servizi necessari. Un posto da sogno per conciliarere studio e divertimento. <bR><bR> 17/08/2008 Tappa 10: Uppsala &#8211; Stoccolma. La capitale svedese ci attende all&#8221;orizzonte, splendida visione metropolitana, che si articola su 14 isole tra loro inframmezzate da una fitta rete di canali.&egrave; proprio la Venezia del Nord! Ha un fascino speciale, che unisce sapientemente i monumenti storici con edifici fortemente proiettati al moderno, sede di importanti imprese del settore terziario avanzato. Una citt&agrave; fortemente proietatatta al business e alla finanza che, nel corso degli anni, ha saputo trovare un suo equilibrio nella multiculturalit&agrave; che oggi rappresenta la vera ricchezza di Stoccolma, anni luce distante dal contesto dei centri urbani precedentemente incontrati lungo la strada. E&#8221; il baricentro del Paese, sicuramente l&#8221;unica citt&agrave; con tratti tipici di una metropoli del vecchio continente. La qualit&agrave; di vita &egrave; molto alta, l&#8221;aria &egrave; salubre e il contesto urbano risulta particolarmente curato e pulito, nonostante un agglomerato che sfiora i 2 milioni di abitanti. La tappa di oggi &egrave; molto breve, appena 75 km, in modo da consentire ad Alessandro di recuperare le forze in vista dei prossimi impegni e dandoci la possibilit&agrave; di visitare la citt&agrave; in tranquillit&agrave;: un meritato momento di svago e divertimento dopo il &#8220;tour de force&#8221; dei giorni passati. <bR><bR> 18/08/2008 Tappa 11: Stoccolma &#8211; Norrkoping. Un sottile velo di nebbia ed una leggera pioggerellina hanno creato una atmosfera molto particolare per il nostro soggiorno a Stoccolma, resa ancora pi&ugrave; magica e intrigante da questo clima che non accenna a cambiare neppure quando solchiamo i possenti ponti che, aggrappati all&#8221;arcipelago di strade, viottoli, sapori ed emozioni della Capitale, ci portano verso le immense distese pianeggianti del Sud della Svezia. Prima di partire, un piacevole incontro con una famigliola di Udine che, riconosciuto il logo dell&#8221;Universit&agrave; che campeggia sui nostri mezzi, si &egrave; avvicinata per salutarci e scambiare qualche battuta: un&#8221;altra gemma di Friuli incontrata per caso dall&#8221;altro capo dell&#8221;Europa! E&#8221; proprio vero che anche un semplice &#8220;Mandi&#8221; ti fa sentire pi&ugrave; vicino a casa e ti rincuora, soprattutto in una fresca e umida giornata del Nord. Sono davvero tanti gli italiani che in questi giorni stanno visitando Stoccolma ed &egrave; capitato spesso, camminando per le vie del centro, di imbattersi in comitive nostrane. Dopo la giornata di relax di ieri, il nostro campioncino &egrave; pronto ad affrontare nuovamente una tappa impegnativa: 186 km &egrave; la distanza che Alessandro deve coprire oggi, con direzione finale Norkopping, cittadina con cui Udine &egrave; gemellata. <bR><bR> 19/08/2008 Tappa 12: Norkopping &#8211; Vetlanda. Il cielo splende sopra la Svezia, con una giornata finalmente mite e pi&ugrave; vicina ai nostri canoni, quelli dell&#8221;estate all&#8221;italiana. La piana si estende sconfinata, con una vegetazione molto pi&ugrave; ordinaria, sicuramente meno selvaggia ma altrettanto suggestiva. Norkopping &egrave; una bella cittadina, paragonabile ad Udine per dimensioni e numero di abitanti, molto ben organizzata, immersa nel verde.quasi in stile americano. Pur non offrendo particolari attrattive dal punto di vista storico, passeggiare per le sue strade &egrave; davvero un piacere.brulicano di gente, non soffrono la congestione del traffico e concedono una discreta scelta di locali, vuoi per una sosta golosa vuoi per lo shopping. Difficile resistere al fascino delle belle scandinave che gremiscono i marciapiedi della cittadina! La tappa odierna prevede di percorrere circa 190 km verso sud, abbandonando la costa per raggiungere l&#8221;entroterra seguendo la direttrice per Malmo, ultima citt&agrave; svedese che attraverseremo per poi entrare di slancio in Danimarca. Siamo in contatto continuo col Comune di Copenaghen, in vista dell&#8221;incontro di gioved&igrave;. Alessandro &egrave; pi&ugrave; che mai carico e motivato, non appare particolarmente provato nonostante le 6-8 ore giornaliere in sella alla bicicletta. <bR><bR> 20/08/2008 Tappa 13: Vetlanda &#8211; Hoor. Dopo la falsa speranza di ieri, con intensi sprazzi di sole, oggi ritorniamo nei canoni climatici del nostro viaggio &#8220;on the road&#8221;: cielo plumbeo, che ogni tanto &#8220;regala&#8221; qualche goccia di pioggia, e un p&ograve; di vento.tanto per gradire. Alessandro ringrazia e prosegue la sua sfida: testa bassa e pedalare, per coprire in fretta i 178 km dell&#8221;odierna tappa. Ieri sera siamo stati ospiti di un piccolo camping in riva ad un lago, dove si affacciano sparuti gruppi di casette che, nella notte, diventano piccoli bagliori che illuminano lo specchio d&#8221;acqua. Da un piccolo e traballante molo, alcuni di noi hanno preso il largo con delle barchette a remi di difficile manovrabilit&agrave; ma dall&#8221;inbubbio fascino. Dopo una breve regata, degna di essere commentata dal miglior &#8220;Bisteccone&#8221;, ci siamo concentrati sull&#8221;aspetto prettamente mangereccio, sfoderando una cena ricca ed appagante a base di frico: immancabile piatto della nostra tradizione, che riscuote sempre un grande successo anche fra chi friulano non &egrave;. Sono momenti che rinsaldano i legami del gruppo, pi&ugrave; che mai unito: la strada scorre via che &egrave; un piacere e nei nostri pensieri c&#8221;&egrave; ora solamente Copenaghen e l&#8221;incontro con la rappresentanza dell&#8221;Amministrazione Comunale previsto per domani pomeriggio. <bR><bR> 21/08/2008 Tappa 14: Hoor &#8211; Copenaghen. L&#8221;ultima tappa del nostro viaggio in terra svedese ci riserva finalmente una splendida giornata di sole. La dolce attesa &egrave; stata alla fine ricompensata! Puntiamo dritto alla costa e precisamente a Malmo, terza citt&agrave; per importanza e maggior porto della Svezia. Dalle colline che sovrastano la citt&agrave; si scorgono da lontano l&#8221;imponente Turning Torso di Santiago Calatrava e il maestoso ponte che si erge sulle fredde acque del mare, unendo la citt&agrave; svedese a Copenaghen: due capolavori di architettura ed ingegneria che regalano uno spettacolo mozzfiato, &#8220;condito&#8221; da un tramonto eccezionale. Il percorso odierno &egrave; pi&ugrave; che altro una &#8220;passeggiata&#8221; per il nostro atleta: poco pi&ugrave; di 70 km da percorrere su dolci strade di campagna (dove non mancano gli itinerari ciclabili, perfettamente curati) per poi venir caricato sul camper, dato che il transito sul ponte non &egrave; consentito alle biciclette. Lo sbarco &egrave; previsto in centro a Copenaghen dove, per questo pomeriggio, &egrave; previsto un tour in bici attraverso la fitta rete di piste ciclabili della capitale, accompagnati da un rappresentante del Comune. Sar&agrave; una occasione per scoprire le bellezze della citt&agrave; danese in maniera alternativa, in perfetto stile Noborderbiking. <bR><bR> 22/08/2008 Tappa 15: Copenaghen &#8211; Rostock. Le piste sterrate e le immense foreste svedesi, dove Alessandro &egrave; stato protagonista di epiche corse degne del ciclismo in bianco e nero alla Coppi e Bartali, sono ormai un lontano ricordo anche se distano appena qualche centinaio di km. Siamo a Copenaghen: citt&agrave; suggestiva ed ammaliante.un connubio unico di tradizione e modernit&agrave;, degno di una grande metropoli europea. E&#8221; un p&ograve; il giro di boa del nostro viaggio, lo spartiacque virtuale tra il selvaggio e la civilt&agrave;. Il modo migliore per esplorare la Capitale ed assaporarne le peculierit&agrave; &egrave; sicuramente quello di salire in sella ad una bicicletta. Guidati da un rappresentante del Comune, abbiamo macinato chilometri e chilometri sulle piste ciclabili che si snodano per la citt&agrave;: &egrave; stato un p&ograve; come accompagnare idealmente Alessandro, anche se per un piccolo tratto, nella sua lunga pedalata verso il Mediterraneo. Copenaghen &egrave; una citt&agrave; all&#8221;avanguardia e decisamente a misura d&#8221;uomo: circa il 35% dei suoi cittadini si muove in bici (rappresenta il modello di riferimento in questo contesto) e molteplici sono le sperimentazioni volte ad un aumentare e rendere pi&ugrave; sicuro l&#8221;utilizzo di tale mezzo. Qui in terra danese la nostra impresa su due ruote ha toccato il suo punto pi&ugrave; intenso. <bR><bR> 23/08/2008 Tappa 16: Rostock &#8211; Magdeburgo. L&#8221;idea era quella di raggiungere il suolo tedesco con il traghetto che collega il porto danese di Gedser a Rostock, imponente porto commerciale dell&#8221;ex DDR. Questo disegno mentale si &egrave; dovuto ben presto confrontare con la realt&agrave;: nessun posto disponibile per i prossimi due giorni. Abbiamo quindi puntato a Rodby, dove ogni mezz&#8221;ora c&#8221;&egrave; un collegamento con Puttgarden, in Germania: siamo riusciti a rimediare brillantemente all&#8221;imprevisto, raggiungendo Rostock in tarda serata. Speravamo, almeno qui in terra sassone, in un tempo clemente.ma, ancora una volta, siamo accompagnati una pioggia intensa che non da tregua: una sorta di nuvoletta di Fantozzi che non ci abbandona mai. Le condizioni atmosferiche sono molto impegnative per Alessandro e il vento contrario aumenta la fatica e non lo aiuta di certo a tenere una media alta. I 202 km dell&#8221;odierna tappa si articolano su lunghi e dolci saliscendi immersi nella rigogliosa campagna tedesca: una lingua d&#8221;asfalto che prosegue dritta fra due filari di platani secolari, un vero spettacolo. Direzione Magdeburgo, ridente cittadina dell&#8221;Alta Sassonia dove pernotteremo in un camping per riposarci e recuperare le forze in vista del rush finale. <bR><bR> 24/08/2008 Tappa 17: Magdeburgo &#8211; Lipsia. Il risveglio mattutino &egrave; condito, al solito, dallo scrosciare della pioggia che &egrave; nostra compagna di viaggio ormai da giorni. Continua a scendere con un ritmo incessante, accompagnata da qualche sprazzo di vento. Circa 140 km ci separano da Lipsia, grande citt&agrave; nel cuore della Sassonia, tutti da percorrere lungo un fitto reticolo di strade di campagna un p&ograve; dissestate ma sicuramente adatte alla bicicletta, dato il scarso traffico veicolare di cui sono oggetto. Regalano scenari particolari, come se il contesto in cui siamo immersi fosse fermo a 40 anni fa. Tutt&#8221;attorno fattorie e campi coltivati con le pi&ugrave; svariate tipologie di cereali: il polmone agricolo della Germania &egrave; qui. Si fila via bene, nonostante le condizioni atmosferiche non consentano di spingere fino in fondo. La fatica e lo stress cominciano a farsi sentire ma si intravede l&#8221;arrivo, quindi Alessandro stringe i denti e continua a macinare chilometri su chilometri, avvicinandosi alla quota totale di 3000. Nordkapp, pare lontano anni luce.ormai siamo proiettati verso l&#8221;arrivo. E&#8221; per questo che sono sempre pi&ugrave; fitti i contatti con gli amici di DILECTA e AEGEE Udine per organizzare la festa a Lignano, prevista per il 31 Agosto al Mokambo c/o Kursaal Club. <bR><bR> 25/08/2008 Tappa 18: Lipsia &#8211; Hof. Il nostro viaggio nel cuore della Germania prosegue speditamente, fenendone il vasto territorio da Nord a Sud. Le campagne attorno a Lipsia portano il segno di una terra provata dal suo recente passato, che tenta una risalita difficile per riallinearsi alla parte ovest del paese, vera locomotiva di questa nazione che viaggia a due velocit&agrave;. Si alternano piccoli villaggi uniti da strade strette e dal fondo incerto, dove non mancano case fatiscenti. Ogni tanto moderni convogli diesel passano sferragliando su tracciati secondari, con piccole stazioni diroccate e passaggi a livello malconci. Siamo nel cuore dell&#8221;ex-DDR e Lipsia ne &egrave; un p&ograve; l&#8221;icona. E&#8221; una citt&agrave; di grandi dimensioni con periferie gremite di enormi palazzoni che fanno da contorno ad un centro fatto di grossi viali anonimi, sui quali si affacciano case e palazzi che portano il segno del tempo. I tram passano su e gi&ugrave; senza sosta, animando un p&ograve; la vita di queste strade, altrimenti deserte. Questi scorci hanno un loro fascino.fanno riflettere. I 162 chilometri dell&#8221;odierna tappa si snodano prevalentemente lungo tranquille strade di campagna: pedalare in questo contesto ha sicuramente un sapore speciale. Bisogna per&ograve; confrontarsi con strade rattoppate, ricche di buchi, dove non mancano insidiosi tratti in pavee lunghi anche qualche chilometro. Questo rende difficile pianificare con cura il tracciato del percorso, che viene rivisto sul momento con delle correzioni al volo. Sul far della sera ci accampiamo in una piazzola ai margini di un villaggio: mentre il nostro cuoco prepara una sostanziosa cena, una gracchiante radiolina anima la nostra serata. Intorno a noi immense distese coltivate.si alza gli occhi verso il cielo e si ha un affresco dell&#8221;intera volta celeste. <bR><bR> 26/08/2008 Tappa 19: Hof &#8211; Regensburg. Hof &egrave; una tranquilla e ridente cittadina dell&#8221;estremo nord della Baviera, placidamente adagiata in una conca circondata da dolci colline. Lipsia e i territori simbolo dell&#8221;ex-DDR distano appena qualche centinaio di chilometri ma qui sembra di essere immersi in un altro mondo, quello ricco ed operoso di una nazione che traina l&#8221;Europa del ventunesimo secolo. I piccoli borghi sono molto curati, le strade ben mantenute e tutto attorno ci sono distese coltivate a perdita d&#8221;occhio. Non mancano, qua e l&agrave;, piccoli parchi eolici per la produzione di energia elettrica. Questa &egrave; la sintesi della Baviera volta all&#8221;agricoltura. Nel camping dove abbiamo pernottato abbiamo scambiato quattro chiacchiere con una coppia olandese appassionata di bicicletta: un p&ograve; di foto assieme e la promessa di tenerci in contatto tramite il nostro sito. La tappa odierna si articola su 176 km che non sono stati avari di sorprese e insidie: tratti in pavee, improvvisi strappi con pendenze vicine al 10% che hanno messo a dura prova Alessandro, in una sorta di anticipo della tappa alpina che lo vedr&agrave; protagonista tra qualche giorno sui Tauri. Finalmente il cielo &egrave; azzurro sopra di noi e iniziamo a gustare i piaceri dell&#8221;estate, quella a noi cara: assolata e calda.all&#8221;italiana. <bR><bR> 27/08/2008 Tappa 20: Regensburg &#8211; Traunstein. Regensburg &egrave; una citt&agrave; di medie dimensioni che si sviluppa sulle sponde del Danubio, che scorre tranquillo e offre scorci ideali per passeggiate e soste in qualche locale. Le sponde sono solcate da piste ciclabili, molto diffuse qui in Baviera: nella pianificazione dei nostri itinerari cerchiamo di sfruttarle al massimo per sfuggire al traffico delle strade statali e dei centri urbani maggiori. Questo ci consente di attraversare piccoli paesini, lontani dalle direttrici principali, dandoci la possibilit&agrave; di gustare a pieno il paesaggio e di comprendere meglio come gli abitanti di queste terre vivono la loro quotidianit&agrave;. I 180 km odierni scivolano via che &egrave; un piacere grazie alle condizioni perfette dell&#8221;asfalto. Il vento favorevole e le ottime condizioni climatiche hanno consentito di montare i cerchioni ad alto profilo in carbonio, grazie ai quali si &egrave; in grado di raggiungere ottime prestazioni sia in termini di velocit&agrave; massima che media. A pochi giorni dall&#8221;arrivo Alessandro &egrave; ancora in forma smagliante e non risente particolarmente delle migliaia di chilometri che si &egrave; lasciato alle spalle. I continui saliscendi dei colli bavaresi degli ultimi giorni sono un ottimo allenamento in vista della tappa alpina di domani, con arrivo in Austria. <bR><bR> 28/08/2008 Tappa 21: Traunstein &#8211; Salisburgo. La zona di Traunstein &egrave; situata all&#8221;estremo sud della Baviera, vicinissima al confine con l&#8221;Austria. E&#8221; un&#8221;area ricca di laghi, alcuni dei quali di notevoli dimensioni, che d&#8221;estate diventa meta frequentatissima dai turisti tedeschi, austriaci ed anche da qualche italiano. Il clima &egrave; dolce e un bagno nel lago colorato dalle luci del tramonto &egrave; il degno coronamento di una giornata impegnativa. Dopo una bella serata passata attorno ad un fuoco a due passi dalle calme acque del lago, &egrave; il momento per Alessandro di affrontare le tortuose salite dei Tauri e giungere, dopo circa una cinquantina di chilometri, a Salisburgo. La tappa &egrave; parecchio impegnativa dal punto di vista fisico e va tenuto in debita considerazione anche l&#8221;impatto del caldo, che inizia a farsi sentire parecchio nelle ore centrali della giornata. Al nostro arrivo ci attende una rappresentanza dell&#8221;Amministrazione Comunale per un breve incontro finalizzato ad illustrare il nostro progetto. E&#8221; una occasione in pi&ugrave; per fare conoscere Noborderbiking. Qui a Salisburgo ci si sente un p&ograve; come a casa, tanto che i rappresentanti del Comune parlano perfettamente l&#8221;italiano e per le vie del centro non manca l&#8221;occasione per imbattersi in comitive nostrane. <bR><bR> 29/08/2008 Tappa 22: Salisburgo &#8211; Mauntendorf. Lasciamo Salisburgo in tarda mattinata, con un p&ograve; di rammarico per non averla potuta ammirare nella completezza del suo splendore. Inutile dire che il suo fascino ci ha rapito e conquistato, con un mix irrestibile di musica, scorci da favola e divertimento.gustare una buona birra sulla rocca del castello che domina la citt&agrave; non ha prezzo! L&#8221;incontro con l&#8221;Ufficio Turistico &egrave; andato abbastanza bene, tant&#8221;&egrave; che ci hanno fornito gratuitamente una guida, una arzilla vecchietta tutto pepe, per farci scoprire in un paio d&#8221;ore la citt&agrave; nei suoi tratti pi&ugrave; salienti ed emozionanti. Davvero un bel modo per accoglierci e farci sentire ben voluti. Ora &egrave; il momento per Alessandro, di affrontare le montagne.sfruttare i rapporti pi&ugrave; agili ed arrampicarsi a testa bassa per le salite che portano alla valle della Drava in direzione Villacco. Una ottantina i chilometri da percorrere oggi, lungo la strada statale B159 con arrivo a Mauntendorf, cittadina a pi&ugrave; di 1000 metri di altitudine. Manca davvero poco alla fine della nostra impresa e tutti noi siamo gi&agrave; proiettati alla grande festa di arrivo: domani, 31 Agosto, ore 20 al Mokambo, presso la discoteca Kursaal Club di Lignano. Sar&agrave; un momento per incontrarci e divertirci tutti assieme. Non mancate! <bR><bR> 30/08/2008 Tappa 23: Mauntendorf &#8211; Villacco. Prosegue alla grande il nostro viaggio nel cuore dell&#8221;Austria. C&#8221;&egrave; il sole e la temperatura &egrave; mite: le condizioni climatiche perfette per la bicicletta. Qualche goccia di pioggia ci accompagna durante la notte, quel tanto che basta per rinfescare un p&ograve; l&#8221;aria. Ci avviciniamo a grandi passi a Villacco lungo l&#8221;ampia e verdissima valle della Drava, passando per la cittadina di Spittal. Un itinerario ciclabile, ottimamente mantenuto e ben segnalato, consente di seguire da vicino le sponde del fiume. Abbiamo da poco lasciato alle spalle salite impegnative che hanno messo a dura prova Alessandro, che ha &#8220;dato tutto&#8221; spingendo al massimo sui pedali per raggiungere la cima. Quando sei sul cucuzzolo.non hai che da gustarti la discesa, esaltante sussegguirsi di curve e controcurve che ti accompagnano tra boschi e prati immacolati, sfrecciando via ad oltre 60 km/h. Sui Tauri un rassicurante cartello annuncia Lignano Sabbiadoro a circa 200 km di distanza.il sogno balneare di Austriaci e Tedeschi che gremiscono queste strade &egrave; l&igrave;, a portata di ruota. Anche noi, da qualche giorno a questa parte, non desideriamo altro.puntare dritto alla costa adriatica, caldo miraggio sin da quanto eravamo al 70esimo parallelo, nelle fredde terre del Nord. <bR><bR> 31/08/2008 Tappa 24: Villacco &#8211; Lignano Sabbiadoro. Dopo quasi un mese a spasso per l&#8221;Europa siamo in dirittura d&#8221;arrivo, con destinazione ultima Lignano Sabbiadoro. L&#8221;8 Agosto eravamo a Nordkapp e le migliaia di chilometri percorsi ritornano in mente con una rapidit&agrave; sorprendente. E&#8221; come riavvolgere un film: terre, vedute, incontri, sapori.tutto in un sol colpo. Un &#8220;melting pot&#8221; di emozioni incredibili che scorre davanti a noi. Abbandoniamo Villacco di prima mattina e, dopo una ventina di chilometri, rientriamo nel natio suolo. Imbocchiamo la Pontebbana.scivola via tutta d&#8221;un fiato con una leggera discesa, che ci &#8220;trascina&#8221; gi&ugrave; verso la pianura. Tutto attorno il sapore dei luoghi cari, le strade solcate mille e pi&ugrave; volte.il nostro amato Friuli che si materializza davanti a noi. Udine non &egrave; mai stata cos&igrave; bella in una anonima domenica d&#8221;Agosto: la nostra citt&agrave; ci &egrave; mancata molto ed &egrave; stato incredibilmente bello portarne l&#8221;immagine all&#8221;estero, dipingerla come posto ideale per vivere serenamente e ottenere soddisfazioni dalla vita professionale. L&#8221;aquila del Friuli a Pitea, Copenaghen e Salisburgo.il forte senso di appartenenza che ci lega alla nostra terra. La grande forza del nostro gruppo, l&#8221;amicizia che ci unisce e che ci ha permesso di far fronte a tutti gli imprevisti e di godere appieno dei momenti felici. Tutto questo &egrave; Noborderbiking. Vi salutiamo di cuore e vi ringraziamo per averci seguito nella speranza di avervi fatto viaggiare, almeno idealmente, con noi. Un grazie particolare a tutti i nostri sponsor per il sostegno che ci hanno dato, indispensabile per la buona riuscita dell&#8221;impresa. Mandi dal team di Noborderbiking: Alessandro Genuzio, Francesco Passone, Michele Gracco, Giacomo Nonino, Alessandro Senno, Marco Prenassi, Tommaso Nassivera, Francesco Fabbro. </p>
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		<title>Crociera in barca a vela ai caraibi martinica grenadine</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beatrice Molinari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[{lang: 'it'}Voglio condividere una splendida vacanza in barca a vela nei mari verde/turchesi dei Caraibi. Quando dicono che le Grenadine sono]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left: 0px;"><g:plusone size="tall" callback="plusone_vote" count="1" href="http://racconti.ilviaggio.it/crociera-in-barca-a-vela-ai-caraibi-martinica-grenadine/">{lang: 'it'}</g:plusone></div><p align="justify">Voglio condividere una splendida vacanza in barca a vela nei mari verde/turchesi dei Caraibi. Quando dicono che le Grenadine sono </p>
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		<title>Alla scoperta del Golfo di Orosei</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ferdinando Manetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Viaggiare]]></category>

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		<description><![CDATA[{lang: 'it'} Le spiagge del Golfo di Orosei sono davvero tante. Da quella di Bidderosa fino a quella di Cala Fuili sono tutte facilmente raggiungibili in auto. Quelle da Cala Luna in poi, invece, si possono raggiungere con uno dei tanti traghetti che hanno partenza da La Caletta di Siniscola, da Orosei, da Cala Gonone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left: 0px;"><g:plusone size="tall" callback="plusone_vote" count="1" href="http://racconti.ilviaggio.it/alla-scoperta-del-golfo-di-orosei/">{lang: 'it'}</g:plusone></div><p><img class='aligncenter size-full wp-image-4' border='0' src='/wp-content/themes/packed_vacations/images/diari/orosei.jpg' alt='Alla scoperta del Golfo di Orosei' />
<p align="justify">Le spiagge del Golfo di Orosei sono davvero tante. Da quella di Bidderosa fino a quella di Cala Fuili sono tutte facilmente raggiungibili in auto. Quelle da Cala Luna in poi, invece, si possono raggiungere con uno dei tanti traghetti che hanno partenza da La Caletta di Siniscola, da Orosei, da Cala Gonone (frazione marittima di Dorgali) o da Santa Maria Navarrese (frazione marittima di Baunei). Per chi volesse queste ultime spiagge possono essere raggiunte anche via terra con percorsi a piedi che possono variare dalle 2 alle 5 ore di cammino. La fatica sar&agrave; senza dubbio ricompensata dagli splendidi scenari cui ci si trover&agrave; di fronte. Il litorale del Golfo di Orosei ha come sua caratteristica principale la notevole variet&agrave; di paesaggi. Partendo da nord la costa inizia in modo articolato nascondendo una serie di piccole cale, coperte da finissima e argentea sabbia cui fa da sfondo una verde pineta: sono le famose spiagge di Bidderosa (compresa all&#8221;interno di un parco forestale), Sa Curcurica, Cala Ginepro, Cala Liberotto. Nel proseguo le successive tappe sono la piccola insenatura di Sas Linnas Siccas e la cala di Fuile &#8220;e Mare con cui terminano i fondali di granito rosa cui &egrave; dovuta oltre che l&#8221; eccezionale luminosit&agrave; del fondale marino anche una ricca gamma di colori del paesaggio circostante. Da qui, per circa 7km la costa diventa frastagliata a causa delle scure colate basaltiche perennemente modellate e sconvolte dalla forza del mare. Essa termina alla sua estremit&agrave; meridionale con la foce del fiume Cedrino. A questo punto con la spiaggia di Santa Maria inizia un tratto di costa (di circa 4km) che arriva fino a Cala Osalla in cui le spiagge sono composte da lunghe e larghe strisce di sabbia granitica con duna (a tratti alta anche due o tre metri) e accompagnate in gran parte da pineta e da un lungo stagno. Da Cala Osalla in poi le spiagge che troviamo non sono altro che la parte terminale di strette valli, aperte da corsi d&#8221;acqua , tra i rilievi che si spingono fin sul litorale. Da ora, infatti, la costa &egrave; articolata in alte scogliere e piccole spiagge, per lo pi&ugrave; ciottolose come quelle dette di Ziu Martine e Cala Fuili (ultima delle spiagge raggiungibili in auto). Proseguendo ancora verso sud, oltrepassata la famosa grotta del Bue marino, si giunge alla spiaggia di Cala Luna sovrastata a nord dalla rupe di Fruncu Nieddu e a sud da quella di Su Masongiu. Dopo altri 4/5km di alte falesie a strapiombo sul mare si giunge a Cala Sisine che a differenza della cala precedente ha il fronte meno arcuato e si spinge all&#8221;interno con una forma a triangolo. Da qui in poi la costa non cambia le sue caratteristiche. Chilometri e chilometri di alte scogliere interrotte ogni tanto da piccole cale. In particolare si segnalano le spiaggette di Cala Bir&igrave;ola e di Cala Goloritz&egrave; con i loro caratteristici archi di roccia. Tra le due calette non si dimentichi la nota Cala Mari&ograve;lu con il suo arenile interrotto da enormi massi e con alle spalle altissime e impraticabili pareti rocciose. Infine, il termine meridionale del Golfo di Orosei &egrave; segnato dall&#8221;alta punta di Capo Monte Santu tra le cui rocce si aprono alcuni lunghi fiordi tra cui quello pi&ugrave; noto &egrave; Porto Cuau (Porto Nascosto). </p>
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